giovedì 15 marzo 2012

Achille

PERCHÉ?
Personaggi: IL VECCHIO CENCIOSO, IL PASSANTE.
IL VECCHIO CENCIOSO va raccogliendo mozziconi di sigari sul selciato.
IL PASSANTE: "Ma perché andate raccogliendo mozziconi per la strada?".
IL CENCIOSO: "Caro signore, sigari interi non mi riesce di trovarne".

martedì 13 marzo 2012

Tibullo I, 1


    Divitias alius fuluo sibi congerat auro
        et teneat culti iugera multa soli,
    quem labor adsiduus uicino terreat hoste,
        Martia cui somnos classica pulsa fugent:
    me mea paupertas uita traducat inerti,
        dum meus adsiduo luceat igne focus.
    ipse seram teneras maturo tempore uites
        rusticus et facili grandia poma manu:
    nec Spes destituat sed frugum semper aceruos
        praebeat et pleno pinguia musta lacu.
    nam ueneror, seu stipes habet desertus in agris
        seu uetus in triuio florida serta lapis:
    et quodcumque mihi pomum nouus educat annus,
        libatum agricolae ponitur ante deo.
    flaua Ceres, tibi sit nostro de rure corona
        spicea, quae templi pendeat ante fores;
    pomosisque ruber custos ponatur in hortis
        terreat ut saeua falce Priapus aues.
    uos quoque, felicis quondam, nunc pauperis agri
        custodes, fertis munera uestra, Lares.
    tunc uitula innumeros lustrabat caesa iuuencos:
        nunc agna exigui est hostia parua soli.
    agna cadet uobis, quam circum rustica pubes
        clamet 'io messes et bona uina date.'
    iam mihi, iam possim contentus uiuere paruo
        nec semper longae deditus esse uiae,
    sed Canis aestiuos ortus uitare sub umbra
        arboris ad riuos praetereuntis aquae.
    nec tamen interdum pudeat tenuisse bidentem
        aut stimulo tardos increpuisse boues;
    non agnamue sinu pigeat fetumue capellae
        desertum oblita matre referre domum.
    at uos exiguo pecori, furesque lupique,
        parcite: de magno praeda petenda grege.
    hinc ego pastoremque meum lustrare quot annis
        et placidam soleo spargere lacte Palem.
    adsitis, diui, neu uos e paupere mensa
        dona nec e puris spernite fictilibus.--
    fictilia antiquus primum sibi fecit agrestis
        pocula, de facili composuitque luto.--
    non ego diuitias patrum fructusque requiro,
        quos tulit antiquo condita messis auo:
    parua seges satis est; satis est, requiescere lecto
        si licet et solito membra leuare toro.
    quam iuuat immites uentos audire cubantem
        et dominam tenero continuisse sinu
    aut, gelidas hibernus aquas cum fuderit Auster,
        securum somnos imbre iuuante sequi!
    hoc mihi contingat: sit diues iure, furorem
        qui maris et tristes ferre potest pluuias.
    o quantum est auri pereat potiusque smaragdi,
        quam fleat ob nostras ulla puella uias.
    te bellare decet terra, Messalla, marique,
        ut domus hostiles praeferat exuuias:
    me retinent uinctum formosae uincla puellae,
        et sedeo duras ianitor ante fores.
    non ego laudari curo, mea Delia: tecum
        dum modo sim, quaeso segnis inersque uocer.
    te spectem, suprema mihi cum uenerit hora,
        et teneam moriens deficiente manu.
    flebis et arsuro positum me, Delia, lecto,
        tristibus et lacrimis oscula mixta dabis.
    flebis: non tua sunt duro praecordia ferro
        uincta, nec in tenero stat tibi corde silex.
    illo non iuuenis poterit de funere quisquam
        lumina, non uirgo sicca referre domum.
    tu manes ne laede meos, sed parce solutis
        crinibus et teneris, Delia, parce genis.
    interea, dum fata sinunt, iungamus amores:
        iam ueniet tenebris Mors adoperta caput;
    iam subrepet iners aetas, nec amare decebit,
        dicere nec cano blanditias capite.
    nunc leuis est tractanda uenus, dum frangere postes
        non pudet et rixas inseruisse iuuat
    hic ego dux milesque bonus: uos, signa tubaeque,
        ite procul, cupidis uulnera ferte uiris,
    ferte et opes: ego composito securus aceruo
        dites despiciam despiciamque famem.

venerdì 2 marzo 2012

angelo

 Per ogni matematico
c'è un senso d'infinito
nel dar la caccia ai numeri
già sfuggenti di per sè
c'è un sogno pitagorico
che a me non è servito
adesso che
nel due per tre
so cosa 6 per me
Per ogni matematico
che non si è mai pentito
d'aver sbagliato un calcolo
ch'è già grave di per sè
rimane un senso logico
che a me non è servito
adesso che
nel tre più tre
so cosa 6 per me.

Per ogni matematico
finisce l'infinito
se a confermar la regola
è l'eccezione di persè
ma resta un caso unico
che a me non è servito
adesso che
nell'io più te
so cosa 6 per me

lunedì 13 febbraio 2012

marino


Qualcuno combatterà la sua guerra
nelle strade stanotte
ed io ho gettato le armi
dalla finestra.
I miei amori
non fanno più rumore
e avvolto nella mia pelle
aspetto che l’ultimo grido muoia.
Addio amici
andrò sulle tracce delle sue lacrime
Addio amici
avvolto nella mia pelle
sto andando sulle tracce delle sue lacrime.
Per due giorni
sono stato nel deserto
La solitudine ha avuto
cura delle mie ferite
ma la confusione
mi stordiva col suo profumo
ed ora sono pronto a combattere
sotto un altro cielo.
Addio amici
andrò sulle tracce delle sue lacrime
Addio amici
avvolto nella mia pelle
sto andando sulle tracce delle sue lacrime.

lunedì 6 febbraio 2012

oscar

Eppure ogni uomo uccide ciò che egli ama ,
e tutti lo sappiamo:
gli uni uccidono con uno sguardo di odio,
gli altri con delle parole carezzevoli,
il vigliacco con un bacio,
l'eroe con una spada!

Gli uni uccidono il loro amore, quando sono ancora giovani,
gli altri quando sono gia vecchi,
certuni lo strangolano con le mani del desiderio,
certi altri con le mani dell'oro,
i migliori si servono d'un coltello, affinchè
i cadaveri più presto si gelino.

Si ama eccessivamente o troppo poco,
l'amore si vende o si compra,
talvolta si compie il delitto con infinite lacrime,
tal'altra senza un sospiro,
perchè ognuno di noi uccide ciò che ama
eppure non è costretto a morirne.

giovedì 5 gennaio 2012

Pierluigi

Parole povere

Uno, in piedi, conta gli spiccioli sul palmo
l'altro mette il portafoglio nero
nella tasca di dietro dei pantaloni da lavoro.

Una sarchia la terra magra di un orto in salita
la vestaglia a fiori tenui
la sottoveste che si vede quando si piega.

Uno impugna la motosega
e sa di segatura e stelle.

Uno rompe l'aria con il suo grido
perché un tronco gli ha schiacciato il braccio
ha fatto crack come un grosso ramo quando si è spezzato
e io c'ero, ero piccolino.

Uno cade dalla bicicletta legata
e quando si alza ha la manica della giacca strappata
e prova a rincorrerci.

Uno manda via i bambini e le cornacchie
con il fucile caricato a sale.

Uno pieno di muscoli e macchie sulla canottiera
Isolina portami un caffé, dice.

Uno bussa la mattina di Natale
con una scatola di scarpe sottobraccio
aprite, aprite. È arrivato lo zio, è arrivato
zitto zitto dalla Francia, dice, schiamazzando.

Una esce di casa coprendosi un occhio con il palmo
mentre con l'occhio scoperto piange.

Una ride e ha una grande finestra sui denti davanti
anche l'altra ride, ma non ha né finestre né denti davanti.

Una scrive su un involto da salumiere
sono stufa di stare nel mondo di qua, vado in quello di là.

Uno prepara un cartello
da mettere sulla sua catasta nel bosco
non toccarli fatica a farli, c'è scritto in vernice rossa.

Uno prepara una saponetta al tritolo
da mettere sotto la catasta e il cartello di prima
ma io non l'ho visto.

Una dà un calcio a un gatto
e perde la pantofola nel farlo.

Una perde la testa quando viene la sera
dopo una bottiglia di Vov.

Una ha la gobba grande
e trova sempre le monete per strada.

Uno è stato trovato
una notte freddissima d'inverno
le scarpe nella neve
i disegni della neve sul suo petto.

Uno dice qui la notte viene con le montagne all'improvviso
ma d'inverno è bello quando si confondono
l'alto con il basso, il bianco con il blu.

Uno con parole proprie
mette su lì per lì uno sciopero destinato alla disfatta
voi dicete sempre di livorare
ma non dicete mai di venir a tirar paga
ingegnere, ha detto. Ed è già
il ricordo di un ricordare.

Uno legge Topolino
gli piacciono i film di Tarzan e Stanlio e Ollio
e si è fatto in casa una canoa troppo grande
che non passa per la porta.

Uno l'ho ricordato adesso adesso
in questo fioco di luce premuta dal buio
ma non ricordo che faccia abbia.

Uno mi dice a questo punto bisogna mettere
la parola amen
perché questa sarebbe una preghiera, come l'hai fatta tu.

E io dico che mi piace la parola amen
perché sa di preghiera e di pioggia dentro la terra
e di pietà dentro il silenzio
ma io non la metterei la parola amen
perché non ho nessuna pietà di voi
perché ho soltanto i miei occhi nei vostri
e l'allegria dei vinti e una tristezza grande.

venerdì 23 dicembre 2011

buon Natale

4 br8,5ccolo' assenteista 3 assenteista 7,5 3 1 3 4,5 1 6,5 4 7,5 assenteista 5 6 7 7,5 7,5 8 7,5 4,5 8 1